L’Atteggiamento Mentale Positivo

By | 09/10/2012

Ciao Guaglióóóóóó

La composizione in endecasillabi sciolti di oggi tratterá, come avrai facilmente intuito utilizzando le tue fantastiche capacitá medianiche, dell’atteggiamento mentale.

Quale atteggiamento ti interessa?

Quello di chi passa il tempo a lamentarsi di quanto il mondo sia infamemaledettoporcolurido o quello delle persone che affrontano la vita in maniera positiva?

un “SI” al giorno toglie il medico di torno…

Nel caso ti interessi quello del primo tipo, mi duole dirti che hai sbagliato blog.

Dovresti considerare di tornare su Facebook, e spendere la prossima mezz’ora condividendo post del tipo “tratto gli altri come gli altri trattano me” o “se il mondo colpisce duro, tu rigagli la macchina” o altre puttanate del genere.

Se, al contrario, ti interessa conoscere qualcosa a proposito del Tipo II, allora ci sono serie possibilitá che tu sia nel posto giusto.

Cominciamo?

Che cosa differenzia, in primis, l’atteggiamento di chi vive la vita in maniera positiva rispetto a chi, al contrario, la affronta come se fosse un campo di addestramento per militanti del terrorismo internazionale?

Principalmente questo:

Chi è “positivo” indirizza la propria attenzione (e quindi i propri “sforzi”) verso gli obiettivi desiderati piuttosto che verso le cose che non funzionano.

Da ciò derivano, come ogni teoremadipitagora che si rispetti, TRE considerazioni.

1. Qualunque “muro” ti si pari davanti puó essere superato (se ti attivi per farlo)

Lo soooooo, lo sooooooo, sembra una di quelle frasi che si trovano dentro i biscotti della fortuna.

A parte che, anche se fosse, io comunque preferisco i biscotti della fortuna ai savoiardi della sfiga, mi chiedo cosa ci sarebbe di strano in una frase del genere. Se usciamo dalla possibile visione “new age” della questione – che comunque non è il mio campo – e facciamo una mera analisi della situazione, puoi capire a cosa mi riferisco.

Il Biscotto della Fortuna

Cosa c’è scritto nel TUO Biscotto?

In pratica, non è importante che tu abbia davanti la Grande Muraglia, quanto il fatto che tu voglia andare “dall’altra parte”.

Se farai ricorso a tutte le tue energie, siano esse mentali e/o fisiche, e sarai “allineato” al tuo obiettivo, i tuoi risultati saranno sorprendenti.

Perché?

Hai presente quando la professoressa di matematica ti dava un bel problemone complesso da risolvere? Dopo aver letto la traccia, cosa facevi? Ti ripetevi continuamente “ho un problema… ho un problema… ho un problema… ho un problema…” sino a quando, per opera dello Spiritoso Santo, ecco scendere su di te la soluzione? Oppure, dato il problema, qualunque fosse, cominciavi a ragionare sulle possibili soluzioni?

Qualche tempo fa, ho saputo di un ragazzo che si è da poco laureato in ingegneria informatica, prendendo anche una borsa di studio. Nulla di particolare, vero?

Se non fosse che il giovane in questione, Valerio Maffey, è completamente paralizzato, e può muovere solo le labbra e la parte terminale del dito indice. Nonostante questo, ha realizzato uno dei suoi sogni.

Ora, la domanda più semplice che potrei farti, nonché la più ovvia, sarebbe

Quanto pensi che sia stato difficile raggiungere quel traguardo, da 1 a 10?

Ma non sarebbe una domanda da Panda… :mrgreen:

Quello che voglio chiederti, invece, è

  1. Quanto pensi che volesse raggiungere il suo obiettivo?
  2. Quanto pensi che sia stato disposto a mettersi in gioco?

Quindi, smettila di raccontarti storie, e comincia a muovere il fondoschiena!

2. Devi attivarti in direzione di ció che vuoi veramente ottenere.

Immagina di essere un corridore dei 110 ostacoli. Sei alle tue prime Olimpiadi e, per usare un eufemismo, te la fai nelle mutande dalla strizza. Ok. Ci sta. Sei un giuvinotto, e l’esperienza non è dalla tua parte.

Ma dove è indirizzata la tua attenzione? Sul non inciampare, ogni volta che incontri uno degli ostacoli, o sull’arrivare sino in fondo alla gara, costi quel che costi?

La tua direzione

Qual è la TUA direzione?

Ci sono persone che vengono motivate piú da quello che “non” vogliono che da quello che vogliono. Quindi non vanno “verso” qualcosa ma “scappano” da qualcos’altro. Un esempio? Te ne posso fare un bel po’:

  • Le persone che si mettono a dieta per NON essere “grasse”, invece che per essere “magre”
  • Le persone che studiano per NON essere bocciate, invece che per essere promosse
  • Le persone che fanno esercizio fisico per NON essere “fuori forma”, invece che per mantenersi in “salute”
  • Le persone che leggono per NON essere “ignoranti” invece che per imparare qualcosa.

Potrei andare avanti almeno sino a quando i Maya non bussino alla mia porta per ricordarmi che è dicembre 2012 e “abbiamo altro da fare“.

Tutto questo puó funzionare, come leva motivazionale. Anzi, per molti funziona eccome. Il mondo è pieno di persone che si comportano in questo modo. Ma quanto è stressante passare la vita a “scappare” da qualcosa?

Sempre con la paura che succeda l’irreparabile, sempre con il Mostro che ti alita sul collo. Mamma mia, non riesco a pensare a qualcosa di peggio (a parte il ritorno dei Tokyo Hotel…).

Puó essere “positivo” l’atteggiamento di chi fugge da qualcosa che non vuole?

E poi, detto fra me e te, quando punti a NON volere qualcosa, come fai a sapere di averlo ottenuto?  😎

3. Solo chi rimane sempre seduto non rischia mai di inciampare

Hai fatto qualcosa ed è andata male?

Ehhhhh, lo so, la vita è una vera mmmmmmmmerda:

Tutti ti vogliono male, il Babbo Natale della tua infanzia, in realtá era tua madre travestita (e la barba era autentica) ed il tuo insegnante di filosofia è felicissimo di parlare di Hegel con te che, invece, passi il tempo a giocare ad Angry Birds.

Insegnante di Filosofia

Tipica reazione di un insegnante di filosofia alla parola “Angry Birds”

Il mondo è veramente un postaccio.

Detto questo, vorrei farti una domanda: Cosa è successo? Non ti è riuscito di realizzare quello che volevi?

E quindi?

Mi sembra che tu sia ancora vivo e vegeto. 

Che Zeus non ti abbia fulminato.

Che l’oceano non si sia aperto per inghiottirti, insieme a tutti gli uomini che si depilano…  😆

A questo punto potresti reagire in molti modi diversi:

  • Ti chiudi in casa, e ti lasci morire di repliche dell’Isola dei Grandi Fratelli degli X Factor, insensibile alle prediche di tua nonna che vuole sapere se, almeno, hai messo la maglia di lana
  •  Ti rifiuti di tentare nuovamente l’impresa, chiudendo la tua carriera con la fantastica “è inutile che ci riprovi, tanto non ci sono portato” oppure con “ci ho provato (magari 1 sola volta) ma proprio non mi entra in testa
  • Continui a riprovarci, facendo esattamente quello che hai fatto la prima volta, nello stesso modo, aspettandoti che, forse per intercessione di Thor e di tutti gli Avengers, succeda qualcosa di diverso
  • Lasci stare perché hai capito che, realmente, nun te ne pó fregá de meno
  • Comprendi che quello che hai fatto è uno dei modi in cui NON ottieni quello che vuoi e, proprio perché lo vuoi, succede che:
  1. Capisci che “errare humanum est, perseverare Balotellum”
  2. Prendi nota dell’errore e di cosa hai imparato da esso
  3. Tenti un’altra strada

Quale potrebbe essere, nel tuo caso, la reazione più produttiva?  😀

A volte crediamo sia necessario fare le cose corrette al primo colpo. Questo, spesso e volentieri, genera stress e giramenti di palle vari. Perché, che lo si voglia o no, sbagliare fa parte del processo di apprendimento di ogni essere umano.

Come hai imparato ad andare in bici, a nuotare, a guidare l’automobile? Non mi dire che appena montato in sella sei subito partito a razzo senza nemmeno sbattere i ginocchietti santi contro qualche pezzo di cemento…  😆

Questo è uno dei tipici casi in cui sarebbe utile recuperare l’approccio dei bambini: quando vogliono qualcosa, come ad esempio muovere il primo passo in totale autonomia, sono instancabili,determinati e focalizzati come dei puntatori laser.

Non esiste persona più orientata all’obiettivo di un piccolo pargoletto. Non importa minimamente quante volte cada, quanto sia complicato, quanto sia faticoso. Ci proverà ancora, ed ancora, ed ancora.

Fino a quando non porterà a casa il risultato.

Se pensi che ogni errore compiuto, in realtà è un passo avanti verso il tuo traguardo, le cose potrebbero avere tutta un’altra visuale.

Tu cosa ne pensi?

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2 thoughts on “L’Atteggiamento Mentale Positivo

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