Come evitare la sindrome dei Transformer e vivere felice prima che sia troppo tardi

By | 16/12/2014

La storia di cui parleremo oggi ha origini successive al periodo mesozoico ma antecedenti all’ultimo ferragosto.

In soldoni, parliamo di un fantastico 15 luglio dell’Anno del Signore 2014.

Ricordo che, complice una congiuntura astrale particolarmente favorevole e una estrema voglia di passare una giornata in versione bimbo in gita, decisi di chiudermi un giorno intero dentro un cinema, per assistere ad un evento spettacolare.

Spettacolare per uno come me, ovviamente, cresciuto a pane e robottoni japponesi.

Di che parlo?

Della Maratona Transformer: dalle 15.30 alle 3.30 di notte, seduto su una comoda poltrona, immerso nel buio, a seguire gli Autobot che cercano di difendere al terra dalle perfide grinfie dei Decepticon.

A questo punto, qualcuno di voi potrebbe esclamare “Ooooooooooooooh”, qualcun altro potrebbe meravigliarsi del mio affetto per delle motozappe parlanti, e altri ancora potrebbero dire “E ‘sti cazzi? Cosa c’entrano dei robot giganti con il miglioramento personale?”

Ora, non sta certo a me dire che, in un certo qual modo, tutto è “miglioramento” se lo si vede con una certa angolazione.

Come non sta a me dirti che, se non ti piacciono i robottoni, io e te difficilmente potremmo diventare amici del Quore.

Ma, se hai la pazienza di andare avanti nella lettura, chissà… potresti scoprire che non sono rincoglionito.

O meglio, non lo sono più di quanto dovrebbe giustamente esserlo una persona che viva su questo pianeta con la pretesa di essere felice della propria vita. 😉

Ovviamente nel ferale caso in cui tu abbia a noia tutto ciò, puoi sempre lasciare il mio sito e recarti, balzellon balzelloni, verso qualcosa di più consono alle tue esigenze, tipo… chessò? Dimensione Panza, o Vecchi Idraulici Infoiati, oppure ancora Nonne e Buoi dei Paesi Tuoi.

In tutti i casi, non starò a farti la cronistoria di tutti e quattro gli episodi in questione, anche perché non sono noto per essere “Panda il Sintetico”,e potrei andare avanti per parecchie ore a disquisire sulle implicazioni filosofiche estrinseche della saga.

Ma c’è un comune denominatore in tre dei quattro episodi della serie, ed è proprio di quello che voglio parlarti.

Perché è qualcosa che non ha nulla a che vedere con la fantascienza, o le leggi della robotica di Asimov.

È qualcosa di perfettamente, splendidamente, egoisticamente umano.

Ma, per parlartene, almeno due righe sul film le dovrò spendere, ti pare? Altrimenti sarebbe come raccontare un aneddoto sulla storia del calcio senza parlarti del Milan. Certo, senza parlare dell’Inter viene facilissimo, ma… 😉

Te la faccio molto, molto, semplice.

Da una parte i buoni: gli Autobot.

Copio direttamente da Wikipedia: tutti gli Autobot hanno in comune gli ideali di pace e rispetto per ogni forma di vita del loro comandante. Anche se a volte hanno degli screzi e litigano tra loro, non sono mai ostili gli uni verso gli altri. Molti di loro si adattano a convivere con gli umani e svolgono funzioni utili alla comunità.

Dall’altra, i cattivoni, i Decepticon.

Ed anche in questo caso, ci viene in aiuto Santa Wikipedia: i Decepticon sono sempre rappresentati come un’organizzazione violenta, dedita a spadroneggiare sul più debole e pronti a ribellarsi al loro leader per il proprio egoismo. Raramente cercano di instaurare rapporti con gli uomini o con altre forme di vita.

In mezzo, fra questi due simpatici gruppi, ecco gli umani.

In questo caso, non citerò Wikipedia per non offendere nessuno, perché non credo che ne usciremmo benissssssimo. In breve, anche qui abbiamo da un lato i buoni, e dall’altra -per ipersemplificazione – le testedicazzo/servideimalvagi/bruttistronzi.

Nel primo episodio della serie, quello che accade è che Autobot e Decepticon, che non avevano veramente un cazzo di meglio da fare nell’Universo, finiscono per venire a rompersi vicendevolmente le corna nella nostra beneamata Terra.

Così, di punto in bianco, ci ritroviamo ad offrire terreno di scorno fra queste due razze così uguali e così diverse.

Perché? E che ne so, mica posso sapere tutto io…

In questo bordello, spunta Sam (che poi sarà il protagonista di 3 dei 4 episodi della serie) che, fra una fuga e l’altra, fra una lingua felpata ed una erezione mal nascosta, tenta “semplicemente” di salvare il mondo insieme a quelle Fiat Duna parlanti.

Tutto sommato possiamo considerare questo come il riassunto dei primi 3 film della serie: Autobot contro Decepticon e gli umani nel mezzo, sempre ondeggianti fra il bene ed il male. Il quarto capitolo è una accozzaglia di robe assolutamente senza capo né coda ma, fortunatamente, piena di effetti speciali.

Ora, vogliamo finalmente arrivare al motivo per cui ho scomodato i trasformer per scrivere un articolo?

Pronti.

La costante che ho notato, e che accomuna la fine del primo capitolo con i 2 successivi, è fondamentalmente una e non è quella patatona di Megan Fox.

Di che parlo?

Della diffidenza e dell’irriconoscenza.

Nel primo capitolo, i nostri eroi meccanizzati vengono allegramente combattuti anche dagli umani, nonostante sia piuttosto palese che siano sulla Terra per aiutare el Pueblo Unido Statunitense.

Però, si potrebbe pensare, è normale: di punto in bianco ci troviamo con un camion parlante, che comanda altri quattroruotati, echeccacchio… mica è semplice fidarsi di un diverso, no?

Questi arrivano qui, a casa nostra, e vogliono comandare? Ennò. Eh.

E va bene, facciamo finta che io ti dia fiducia, e facciamo passare un po’ di tempo, per vedere se questi carenati 5 porte si comportano o meno come si deve, ok?

E ci troviamo al secondo capitolo: “La Vendetta del Caduto”

Potrei riassumertelo con tette, musica, adolescenti arrapati, nerd e svariati colpi di arma da fuoco ma… c’è un ma.

Rispetto al film precedente ecco uscir fuori un qualcosa di perfidamente nuovo.

Gli Autobot han salvato la Terra, giusto?

Dovrebbero essere trattati con rispetto e riconoscenza, giusto?

In un mondo “normale” dovrebbe essere così. E invece?

E invece no.

Perché, e ricito testualmente Wikipedia: “Autobot e militari collaborano senza problemi, ma purtroppo il rapporto con il governo americano non è lo stesso: il Presidente infatti pensa che gli attacchi dei Decepticons avvengano per vendetta sugli Autobot, quindi viene presa in considerazione la possibilità di mandare gli Autobot via dalla Terra per salvaguardare quest’ultima.”

Quindi, in buona sostanza, la cosa si traduce così: “Mi hai aiutato e salvato la vita? Hai spazzato via i miei nemici e fatto sì che io posso continuare la mia placida esistenza? Bene, adesso vattene affanculo!”

Ti è piaciuto il mio riassunto? Come avrai notato, il “grazie” non era compreso nel prezzo.

E come continua questo episodio (che poi è il mio episodio preferito, sarà che mi ricorda la mia gioventù… ahahahahah) in cui di nuovo la Terra rischia di finire conquistata?

Ovviamente gli Autobot, se ne sbattono il belino dell’Ordine Costituito, e ritornano (in realtà nun se n’erano mai andati) a spaccare – nuovamente – le corna ai cattivi. Maledetti punkabbestia anarchici…

Ed eccoci arrivati al capitolo 3, chiamato – in un impeto di fantasia creativa – Transformer 3.

Che mai succederà, di nuovo?

Oh, niente di particolare, solo irriconoscenza e stronzaggine a go go. 😀

Ri-cito testaualmente da Wikipedia:

“Sentinel Prime offre ai leader del pianeta la salvezza in cambio dell’esilio degli Autobot, lui e i Decepticons preleveranno le risorse a loro necessarie per poi andarsene. La verità si rivela essere un’altra: Sentinel Prime e Megatron hanno intenzione di costruire sulla Terra una nuova colonia di Cybertron sulla Terra. La proposta di Sentinel viene accettata, così gli Autobot vengono costretti a lasciare la Terra.”

Quindi il premio per gli Autobot, per aver salvato la Terra ed i suoi abitanti è, ancora una volta, il famoso “calcio nel culo”.

“Mi hai aiutato e salvato la vita? Hai spazzato via i miei nemici e fatto sì che io posso continuare la mia placida esistenza? Bene, adesso vattene affanculo!”

E due.

Quindi, alla fine, cosa succede?

Astraendo la questione a livello di ionosfera, abbiamo che c’è qualcuno che fa qualcosa per un altro e quest’ultimo non solo non ringrazia (che è comunque un plus), ma alla fine glielo “appoggia”, per usare un concetto tanto chiaro al mio amico Rocco.

Allora, posto che del ringraziamento uno possa o meno sbattersene le palle (oh, se fai qualcosa per qualcuno SOLO per essere ringraziato, forse non sei così “buono” come vuoi far e farTI credere…) c’è da dire che il “dolo” da parte di chi riceve l’aiuto è piuttosto evidente.

Per due volte consecutive, ti pregi di fottere (e scusa la parola “pregio”, mi è sfuggita) chi ha fatto qualcosa per te ed i tuoi cari, ed in più fai anche il “figo”.

Eh sì… perché lo fai per un “bene comune” che, in realtà, non esiste.

Non esiste perché in realtà la scelta non è per il meglio, ma per quello che sembra il meno peggio.

“Mandando via gli Autobot accetto di diventare schiavo dei Decepticon MA almeno resterò vivo.”

C’è quel MA che, porco il demonio, ti frega e nemmeno te ne accorgi.

Il MA ti porta a scegliere una finta libertà.

Perché la VERA libertà non viene da un compromesso, non viene da un cedere e accettare le regole che ci rendono schiavi.

La vera libertà si ottiene lottando.

Sputando sangue.

Facendosi il culo, come direbbe Cicciolina.

La libertà non la puoi conquistare sulla pelle di altri.

La libertà è qualcosa di intimo, di tuo. E non può essere barattata.

O forse sì.

Forse sì.

Ma puoi barattarla solo con qualcosa che TU cedi.

Puoi barattarla con anni passati a studiare qualcosa che abbia veramente un senso, e non “Storia del coniglio nano dell’Amazzonia Pugliese”, con la convinzione che – un giorno – qualcuno tanto ti darà un lavoro.

Puoi barattarla con anni di sacrifici, tuoi, indirizzati a raggiungere il tuo obiettivo.

Puoi barattarla con qualcosa di tuo.

T-U-O.

Non puoi invece cedere qualcosa di altri, per ottenerne un beneficio personale.

O meglio, non puoi a meno di non essere un grandissimo stronzo.

O il Presidente degli Stati Uniti

Quindi, veniamo al dunque: se vuoi diventare un grandissimo stronzo ingrato, fai pure.

Il tuo Karma è solo in mano tua, e a me, francamente, importa come di vedere un film porno con Peppa Pig.

Se invece non sei un fan della stronzitudine fatta verbum incarnatum, che ne diresti di verificare che il tuo comportamento non sia simile a quello degli umani della Trilogia dei Transformer?

E’ mai capitato che qualcuno fosse un ingrato di mmmmerda, con te?

Al contrario, ti è mai capitato di esserlo?

Su, dai, non fare il timido… 😉

Che ne diresti di fare un piccolo esercizio?

Di allenare la gratitudine?

Lo so che sembra una minchiata, ma se sei una persona che mi legge da un po’, dovresti ormai esser persuaso che le mie parole sembrano minchiate ma, sotto sotto… mica sono Kekko dei Modà.  😉

Quindi prendi la fantastica abitudine di essere grato e manifestare questa gratitudine.

Eh prima che tu me lo chieda, NO: con manifestare non intendo “attrarre” e blablabla e la Legge dell’Universo e blablabla. Intendo che tu metta in atto dei comportamenti di gratitudine.

Essere grato alle persone che fanno qualcosa per te, per quanto piccola questa cosa possa essere.

Essere grato anche perché nessuno è tenuto a fare qualcosa per te.

E se anche fosse obbligato a farlo, ciò non toglie che tu possa essere grato perché lo ha fatto nella maniera migliore possibile.

Esser grato perché la gratitudine torna e, prima o poi, ciò che è dato è reso.

Ma non è questa la cosa più importante.

Perché se fai qualcosa per qualcuno solo per avere qualcosa indietro, in realtà non sei migliore di chi non fa nulla per nessuno.

Oppure sei il Presidente degli Stati Uniti.

Dai, sù: muovi il culo.

Inizia oggi.

Prima che sia troppo tardi.

Qualcuno dice che è meglio tardi che mai, ma non è vero.

Tardi è tardi.

Sono Pandamus Prime, e invio questo messaggio affinché il passato venga ricordato, perché è di quei ricordi che noi viviamo.

 

 

 

 

5 thoughts on “Come evitare la sindrome dei Transformer e vivere felice prima che sia troppo tardi

    1. Panda Post author

      Ciao Lizzy,

      bellissimo video, di quelli che è sempre un piacere poter riguardare.:)

      Reply
  1. Rosario

    E’ al nostro Ego a cui si drovebbe indirizzare la diffidenza e l’irriconoscenza a cui fai riferimento, perché è “Lui” che attiva comportamenti poco inclini con i veri valori umani, perché derivato da una Natura Animale da cui discendiamo e non ancora del tutto Evoluta.

    PS: Non sono affetto da “Disturbo Dissociativo dell’identità” !!!

    Reply
    1. Panda Post author

      Ciao Rosario,

      io ho qualche problema con l’Ego.
      Rispetto ai molti “Guru” di tutti i colori, arancioni come bianchi, oro, verdi o marroni che siano, ho una grande stima per la parola “egoismo”. Quello SANO però.
      Quello che ci porta a mettere i nostri obiettivi, i nostri bisogni, la nostra realizzazione davanti alle puttanate pseudobuoniste di cui ci hanno infarcito (e farcito) il cervello ed anche altri posti che non cito per non mettermi contro i fan di Justin Bieber.

      Ci hanno insegnato che VOLERE qualcosa è male, che gli altri vengono prima di noi, che è meglio dare che ricevere. Peccato che per ogni persona che DA, ci deve essere qualcuno che RICEVE. Altrimenti c’è qualcosa che non torna…

      Io, beninteso, non ho nulla contro chi si realizza VERAMENTE dando ad altri.
      Ho un po’ meno stima di chi invece vive una vita di mmerda perché gli hanno detto che non deve pretendere, che non deve volere, che non deve desiderare, e lui così fa ma ci soffre quasi quanto un milanese ad un concerto di Antonello Venditti.

      Non vedo il male nel desiderare. Lo vedo invece nel non volere che gli altri desiderino.

      Ah, per la cronaca, io invece soffro di personalità multipla. Ma nessuna di queste è interista. Me lo han detto i miei psichiatri. 😉

      Grazie del tuo commento.

      Alla prozzima
      Panda

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